Se entrate oggi nel reparto ortofrutta di un qualsiasi supermercato, vi troverete davanti a uno spettacolo visivamente impeccabile. Mele lucide che sembrano finte, fragole enormi anche a dicembre, ortaggi che sembrano usciti da un catalogo di design. Ma vi siete mai chiesti dove siano finiti i frutti “brutti”, quelli storti, gemelli o semplicemente segnati dal tempo e dalla terra?
Come ha ricordato di recente il Dottor Franco Berrino in un intervento illuminante, le regole della Comunità Europea impongono standard estetici assurdi (come il diametro minimo di 6 centimetri per una mela), privilegiando prodotti “pompati” a discapito della natura. Il problema è che, molto spesso, quell’apparente perfezione estetica nasconde una verità amara: un utilizzo massiccio di chimica.
Oggi voglio parlarvi a cuore aperto, da fondatore de Il Baccello, ma soprattutto da uomo che ha deciso di dedicare la propria vita alla terra e alla salute di chi la abita. Perché la catena invisibile delle contaminazioni chimiche ci riguarda tutti, da molto più vicino di quanto pensiamo.
La sporca dozzina e i veleni invisibili nel nostro piatto
Il Dottor Berrino ha lanciato un allarme che non possiamo più ignorare. Prodotti come mele, pere e fragole subiscono tantissimi trattamenti e guidano spesso le classifiche dei cibi più contaminati da pesticidi. Ma chi paga il prezzo più alto di questa agricoltura chimica? I contadini stessi. Da oltre trent’anni i dati scientifici ci dicono che chi lavora la terra con metodi convenzionali si ammala significativamente di più di cancro, linfomi e morbo di Parkinson. Addirittura, i figli dei coltivatori esposti a questi veleni hanno un rischio quasi doppio di sviluppare leucemie infantili e malformazioni.
E se pensiamo di essere al sicuro in città, purtroppo la realtà è diversa. Anche se i residui chimici sui prodotti che acquistiamo rimangono quasi sempre entro i limiti di legge, la legislazione attuale ignora completamente il cosiddetto “effetto cocktail”. Quando mangiamo, accumuliamo nello stesso pasto tracce di pesticidi diversi. Molti di questi sono interferenti endocrini, sostanze che mimano gli ormoni femminili nell’organismo umano e che, anche in dosi microscopiche (mille volte superiori a quelle naturalmente presenti nel nostro sangue), stanno drammaticamente riducendo la fertilità e la sessualità dei nostri ragazzi.
Pensiamo poi al famigerato Glifosato, il diserbante più usato al mondo, legato a sementi brevettate e geneticamente modificate. Nonostante l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo abbia classificato come probabilmente cancerogeno per l’uomo, la sua autorizzazione in Europa continua a essere rinnovata in nome del profitto. Senza contare i danni neurologici: tre grandi studi scientifici hanno dimostrato che le donne in gravidanza che vivono entro un chilometro da campi trattati con pesticidi hanno un rischio nettamente maggiore di avere figli con disturbi dello spettro autistico, proprio perché la chimica colpisce il sistema nervoso nel momento in cui si sviluppano il linguaggio e la socialità.
Il Biologico non è una moda: è uno scudo per la salute

Di fronte a questo scenario, la soluzione esiste ed è supportata da dati scientifici solidi. Chi sceglie di mangiare biologico si ammala meno di cancro. Gli studi degli ultimi vent’anni dimostrano che il quarto di popolazione che consuma più frequentemente cibo biologico riduce del 25% il rischio generale di sviluppare tumori. Se guardiamo poi ai linfomi non-Hodgkin (il tumore tipico dei contadini esposti alla chimica), la protezione per chi mangia bio sale addirittura all’80% in meno.
Sbucciare la mela o la verdura convenzionale purtroppo non basta: elimina solo la metà dei veleni e, ironia della sorte, ci priva proprio della buccia, dove si concentra la maggior parte delle sostanze antiossidanti e nutritive del frutto. Il biologico è l’unica vera strada per difendere noi stessi e i nostri bambini da questi veleni ormonali e neurologici.
Il grande ostacolo: il bio è un lusso? I consigli di Berrino

Qui, però, ci scontriamo con una dura realtà che da produttore non posso ignorare: il cibo biologico spesso costa dal 30% al 50% in più rispetto a quello convenzionale. Non tutti possono permettersi di spendere queste cifre per la spesa quotidiana.
Il Dottor Berrino ha dato un consiglio preziosissimo a riguardo: si può mangiare biologico spendendo poco se si torna a comprare cibi “veri”, materie prime non trasformate dall’industria – come cereali integrali, legumi, frutta e verdura di stagione – e se ci si organizza accorciando la filiera, ad esempio attraverso i gruppi di acquisto solidale (GAS) per comprare direttamente da chi coltiva, eliminando i costosi passaggi intermedi che fanno lievitare i prezzi.
Il Baccello: la nostra risposta per un bio finalmente accessibile
Quando ho dato vita a Il Baccello, il brand dei nostri legumi coltivati in Sicilia, avevo in mente esattamente questa missione: tradurre il consiglio del Dottor Berrino in una realtà accessibile a chiunque, senza bisogno di fare salti mortali o far parte di un gruppo d’acquisto.
Volevo che portare in tavola un piatto di lenticchie, ceci o piselli biologici e sicuri non fosse più un lusso per pochi, ma una scelta quotidiana alla portata di tutte le tasche. Come ci siamo riusciti?
- Non importiamo assolutamente nulla dall’estero. Mentre la maggior parte dei concorrenti sul mercato confeziona legumi che arrivano da altri continenti, noi azzeriamo alla radice i pesanti costi di trasporto internazionale, dazi doganali, noli marittimi e lunghi periodi di stoccaggio nei grandi hub logistici. Questa focalizzazione territoriale e l’assenza di costi d’importazione ci permettono di avere una struttura snella, processi agricoli incredibilmente efficienti e un controllo totale della qualità, abbattendo ogni spreco.
- Filiera corta e zero intermediari: Abbiamo eliminato completamente la catena di distributori, grossisti e intermediari che storicamente speculano sul lavoro della terra e gonfiano i prezzi al consumo. Dal campo siciliano, dopo la raccolta e il confezionamento, i legumi arrivano direttamente a casa vostra.
- Iper-specializzazione ed efficienza: A differenza delle grandi aziende generaliste che commercializzano centinaia di prodotti diversi, noi facciamo solo una cosa e la facciamo con amore: coltiviamo legumi in Sicilia. Questa focalizzazione ci permette di avere una struttura snella, processi agricoli incredibilmente efficienti e un controllo totale della qualità, abbattendo gli sprechi.
- Prezzo democratico: Grazie a questa efficienza di filiera, siamo riusciti a fare l’impensabile: offrire una linea di legumi biologici certificati, coltivati nel rispetto della terra e della salute, a un prezzo finale assolutamente paragonabile (e talvolta inferiore) a quello dei principali brand nazionali non biologici che trovate al supermercato.
Mangiare sano, proteggere i propri figli dai veleni della chimica ormonale e sostenere un’agricoltura pulita non deve essere un privilegio economico. Con Il Baccello, abbiamo dimostrato che un’alternativa naturale, etica e conveniente è davvero possibile.
Fai una scelta d’amore per la tua salute e per la tua terra. Ti invito a visitare il nostro shop online per scoprire la nostra linea di legumi biologici siciliani: la massima qualità e la sicurezza del bio, al prezzo onesto che meriti.

Luciano Internicola
Co-Owner e Responsabile Vendite Il Baccello
L’amore per la natura e per la mia cara Sicilia, mi hanno portato presto ad accantonare la carriera forense per dedicarmi a ciò che più mi appassiona e riesce a tirare fuori il meglio di me; la valorizzazione dei prodotti della mia terra e aiutare i giovani che si trovano in una posizione di disagio ed emarginazione. Per questo ho creato, i brand Aromathica e Il Baccello.

